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Principio

Biagimontanelli

A volte bisogna cominciare dalla fine. Da chi ha pensato che forse vale la pena di provare ad affidare ad un giovane di 24 anni una rubrica su un sito così importante. E’ un privilegio per me accettare questo invito di Luca De Biase, Cristina Sivieri Tagliabue, Antonio Larizza: le persone con cui sono entrato in contatto a Il Sole 24 Ore. Un privilegio ed una responsabilità. Anche perché si sono presi la libertà di lasciarmi provare a trattare un tema nuovo per questo aggregatore di blog interessanti. Ovvero, la politica. Qui questa parola non vuole significare però solo campagna elettorale, proposte di legge, istituzioni e costi dei partiti. Vuole recuperare tutto il suo senso e ridiventare ciò che era e forse ciò che sotto un po’ di fuliggine è rimasta. Vuole tornare giovane. E cioè raccontare la vita di tutti, dei giovani che imparano e lavorano, di chi pensa ad una famiglia e ad acquistare una casa, di chi viaggia e si confronta con gli altri, di chi legge i giornali, di chi spera e ci prova, anche di chi ha rinunciato. La politica è tutto ciò che succede nella città e in quella «polis» allargata che è l’Italia, che è l’Europa, che sono le Nazioni Unite. La politica siamo noi. E’ la Storia degli uomini e di ciò che da essi nasce. Anche quando facciamo due passi. E incontriamo gli altri. Quando ne discutiamo, oppure quando ci pensiamo da soli. E già facciamo politica. Noi stessi, come individui, costituiamo la politica. Anche solo respirando, siamo politica. Non sempre però ne siamo consapevoli. E questo contribuisce al disamore per essa. Arriviamo talvolta a concludere che la politica non ci riguarda, oppure che bisogna interessarsene fino al confine che separa la nostra vita individuale da quella altrui. Invece, pensiamo all’inquinamento: quanto è un argomento pubblico e privato insieme! Ebbene, basta uscire di casa o addirittura aprire una finestra per fare entrare questo enorme tema politico nel nostro presente e nei nostri polmoni. Pensiamo, se tutto questo è vero, allora a quanta politica si crea quando mettiamo in gioco l’interezza di noi stessi, la parte più profonda, il nostro cuore. Quanto è politica innamorarsi, che come disse un religioso come Don Giussani significa «distaccarsi da un io per entrare in un tu». Lo è filosoficamente, perché la politica come l’amore vero è onestà, coraggio, responsabilità, disinteresse, altruismo, sforzo di cambiamento possibile. Caratteristiche che il grande giornalista liberale e laico Indro Montanelli denominava «principi», cioè «quei valori fondamentali cui un uomo deve ispirare la propria condotta». Ma la politica è amore anche ad un livello più pratico. Perché è sì l’amore più grande creare una famiglia, ma è politica come collocarla nella società, quali diritti e doveri assegnarle. Per di più, oggi, è una grande discussione d’amore e politica cosa è famiglia e cosa non lo è. Ed è sempre amore, un altro amore, altrettanto forte, lavorare per crescere i propri figli. E, come insegna la Costituzione, il lavoro autentico è quello che contribuisce «al progresso sociale e materiale della società». Quante cose che ci circondano sono dunque amore e politica! Anche per tutto questo sono contento di scrivere queste parole sul sito de Il Sole 24 Ore. Un grande quotidiano, solo apparentemente lontano da questi temi, ma che invece proprio per la sua natura pratica ci racconta molto da vicino. Un mio grazie va al suo direttore, Ferruccio De Bortoli, cui in tempi non sospetti, e cioè una decina di anni fa, all’inizio del liceo, scrissi una delle mie prime email per domandargli come diventare giornalista. Erano i tempi in cui egli era a capo del Corriere della Sera, che iniziavo a leggere tutti i giorni. Erano gli anni in cui Indro Montanelli rispondeva ai lettori ne La Stanza, la sua rubrica delle lettere. In cui Enzo Biagi scriveva parole genuine come il pane fatto in casa. Non a caso, il sito Dagospia, spesso incline a soprannomi poco generosi, in quel periodo dedicò semplicemente questa didascalia alla foto che qui sopra ripubblichiamo: «Il giornalismo italiano». Quelli erano sempre gli anni in cui la spalla destra, come in gergo giornalistico si definisce l’articolo, spesso corsivo, su quel lato della prima pagina, era di Francesco Merlo, oggi editorialista de la Repubblica. In cui Alfredo Pieroni, storico corrispondente da Londra e poi capo della redazione politica, firmava elzeviri (speciali articoli di cultura) in Terza pagina. Poi c’erano, e certo ci sono ancora, Giovanni Sartori, Claudio Magris e Sergio Romano. Ma quel Corriere, proprio quello in cui dopo le prime esperienze al Quotidiano Nazionale (il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno) mossi qualche timido passo grazie ad un grande aperto ai giovani come Danilo Taino, allora capo del CorrierEconomia, ecco quel Corriere non c’è più. E mi manca, sempre a proposito di sentimenti, quell’afflato liberale. Oggi scrivo soprattutto per La Stampa, l’altro grande giornale italiano di tradizione ottocentesca. Ma non aggiungo altro: non sarebbe giusto, perché è quello con cui collaboro principalmente. Posso solo scrivere di averci trovato addirittura degli amici. Nonostante la differenza di età, il che testimonia come il problema dei giovani in Italia non sia solo anagrafico. C’entrano l’attenzione, la lungimiranza, la generosità. Su quest’ultimo tema, avremo modo di ritornarci. Perché qui si tratterà soprattutto di giovani e politica. Prima però mi sembrava onesto scrivere un po’ di me. Solo per questa volta. Anche perché ora, dopo averlo fatto, dopo avervi raccontato chi sono, vi vorrei domandare un aiuto. Suggerite temi nuovi da seguire perfavore. Lo faremo, magari con un sorriso. Segnalate eventi e notizie interessanti. Proponete idee. E se siete giovani per età o giovani di cuore partecipate, presentatevi, amate e fate politica vera, che è quella pensata con la propria testa, indipendente, utile, quella curiosa e coraggiosa. Questo spazio è mio, ma non lo sarà davvero se non riuscirò a farvelo sentire anche un po’ vostro.

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