Sondaggi
riservati sulle elezioni regionali del 28 e 29 marzo regalano la prima boccata
d’aria ad un Pd mai così in apnea come in questo inizio decennio. Liguria,
Piemonte e Puglia sembrano infatti vicine al centrosinistra, mentre Lazio e
Campania come più ovviamente Lombardia, Veneto e Calabria, paiono propense per
il Pdl. Al momento non si prospetta dunque una disfatta del partito di Bersani,
anche se i problemi del segretario con le correnti interne, le alleanze e le
trattative con la maggioranza al governo rimangono. Paradossalmente, il
galleggiamento del Pd potrebbe essere dovuto di più all’immobilismo del
governo, fermo nel gestire la crisi, ma altrettanto stanco nel portare avanti
riforme strutturali, nel combattere l’evasione fiscale, nel rimodulare il
carico delle imposte. Solo sulle questioni private del premier Berlusconi la
maggioranza è parsa cambiare passo impegnandosi all’unisono su provvedimenti a
dir poco discutibili.
Di
fronte a tutto questo, il Pd è chiamato a darsi in fretta un’identità più
chiara. Da una parte Di Pietro continua ad erodere consensi, nonostante il
polverone poco comprensibile sul suo passato ne abbia intaccato l’immagine. Da
un’altra Francesco Rutelli sta creando un’alternatica credibile al Pd sui temi
dell’opposizione alle leggi ad personam di Berlusconi come a persecuzioni
politiche e dell’attenzione ai problemi della sanità regionale: in pratica,
propone di estromettere la politica dal settore.
Ancora
da chiarire il futuro della sinistra radicale, anche se da parte di Vendola,
che però se vince in Puglia è destinato a restare ancora un leader locale, e di
Bertinotti arrivano proposte di riunioni di tutt la sinistra, addirittura Pd
compreso.
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Alessandro Oderda 01/mar/2010 20:57:44
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