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Che tempo che fa e l'innovazione in tv

Che+Tempo+Che+Fa+Italian+TV+Show+6Q-dKnVILjil Quando nacque, sette anni fa, scrivemmo di Che tempo che fa quel che meritava. E cioè molto. L’idea di portare la cultura in tv con la scusa di dare le previsioni del tempo era ottima, soprattutto in un momento in cui il meteo allagava i telegiornali pur di evitar altri argomenti. 

La trasmissione di Fabio Fazio è diventata negli anni un punto di riferimento e ha meritato l’attenzione di sempre più importanti ospiti. E’ ormai il posto dove andare per promuovere un libro o un film come per fare un discorso politico. Qui forse sta pure uno dei suoi limiti. Fazio è bravissimo quando dialoga, perché lui non intervista, dialoga, con uomini di cultura. Perde forza invece alle prese coi politici. Ma al di là di questo, che è un problema pure di altri programmi, colpisce un’altra cosa. Dal 2003 ad oggi Che tempo che fa, coi suoi lodevoli esperimenti su Saviano e musica classica in prima serata, è unico. Non si è inventato nessun altro show che unisca cultura e intrattenimento. 

Eppure i dati parlano chiaro: quella è una strada fruttifera di risultati.  Il talk show condotto da Fabio Fazio, che domenica ospitava Hugh Grant, Giovanni Floris e Luciana Littizzetto, ha ottenuto picchi superiori ai 7 milioni 400 mila telespettatori e al 26 per cento di share. Eccezionale addirittura lo share raggiunto nel pubblico laureato: 32,67 per cento. Ci si domanda cosa potrebbe creare una tv più libera dai partiti e dal potere economico e quanto potrebbe essere utile alla vivacizzazione del paese. Ci si intrattiene con la curiosità di scoprire quanto pubblico potrebbe attrarre un nuovo Che tempo che fa su Rai 1 strombazzato a destra e manca come il Festival di Sanremo.

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