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Se da Facebook parte la battaglia per la tv

Tg1 Dietro a Facebook ci sono le persone come troppo spesso dietro alla tv stanno cattivi politici e sbagliati interessi. Non si può che partire da qui per analizzare il fenomeno mediatico delle ultime ore: 48 mila iscrizioni continuamente crescenti al gruppo di denuncia della bugia del Tg1 sulla sentenza riguardo David Mills, avvocato di Berlusconi. Tutto nasce da Arianna Ciccone, privata cittadina e organizzatrice dell’International Journalism Festival dal 21 al 25 aprile a Perugia, che ha scritto una lettera ai presidenti dell’Ordine dei giornalisti Del Boca, della Rai Garimberti ed al direttore del Tg 1 Minzolini «a nome mio e credo di tutti i cittadini che hanno a cuore la verità e la dignità della professione giornalistica in questo Paese. Premetto subito che qui non si tratta di destra o sinistra, della legittimità o meno del direttore del Tg1 di esporre la sua linea editoriale (personalmente credo che il direttore di un tg abbia il diritto di dire il suo pensiero, la sua opinione). Qui si tratta di deontologia professionale e della funzione fondamentale del giornalismo».  Per spiegare il fatto, Ciccone riporta un articolo di Michele Serra da la Repubblica: «Certo che per dire in un tigì, o scrivere su un giornale, che "Mills è stato assolto", spacciando la prescrizione di un reato accertato per assoluzione, bisogna essere dei bei mascalzoni. Non dico faziosi, o manipolatori, o servi, dico proprio mascalzoni perché per un giornalista manomettere la verità è un crimine, tal quale per un fornaio sputare nel pane che vende. Qui non si tratta di opinioni, di interpretazioni, di passione politica. è proprio una frode, una lurida frode che non descrive più l'aspra dialettica di un paese spaccato, descrive qualcosa di molto peggiore: l'impunità conclamata di chi mente con dolo, con metodo, con intenzione, sicuro di non doverne rispondere ad alcuno (all'Ordine dei giornalisti? è più realistico sperare che intervenga Batman). Per altro in un Paese di impuniti, perché proprio i giornalisti dovrebbero essere esentati dal privilegio di poter sparare bugie e ingannare la pubblica opinione senza conseguenze? Molti dei loro padroni e dei loro referenti politici negli ultimi vent'anni hanno perseguito con ogni mezzo, e ampiamente sperimentato, il piacere dell'impunità. Se ne sentono partecipi anche i loro impiegati». 

Si domanda dopo la citazione Ciccone, che ha scelto una fotografia di Enzo Biagi per il suo gruppo su Facebook: «Fa male anche a voi come a me questa riflessione?», concludendo infine: «Ecco caro Presidente Del Boca come cittadina mi aspetto da parte dell'Ordine un provvedimento nei confronti di quel giornalista che ha palesemente violato il principio deontologico per eccellenza: raccontare la verità. Mi aspetto caro Presidente Garimberti e caro Direttore Minzolini le scuse del tg1 e la rettifica». 

Una prima risposta è già arrivata stamattina dall'Ordine dei giornalisti del Lazio: «Nell'edizione delle 13,30 di venerdì scorso il Tg 1 ha dato notizia del processo Mills, sottolineando nei titoli che la Cassazione aveva assolto l'avvocato inglese accusato e condannato in primo e secondo grado per corruzione. La realtà è un'altra, come noto. La Suprema corte non ha assolto l'imputato, ma ha riconosciuto la prescrizione del reato».

Dietro questa piccola battaglia di una cittadina indignata per il mancato servizio pubblico c'è poi la questione del rapporto tra social network e tv in un paese dove il grande media rimane il secondo, per questo molto controllato, ma il primo a differenza dell'altro si sta sviluppando numericamente e qualitativamente anche grazia alla sua libertà e, appunto, socialità. E non si può ignorare che nel lungo periodo la leadership non è fatta solo di numeri ma anche di idee, né che l'uomo è un animale sociale.


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