Successivo » « Precedente

L'alternanza Brown-Cameron e l’ineguagliabile esempio del pubblico servizio inglese

CameronForse ci hanno messo due giorni più di quanto pretendessero i lord della City, ma alla fine il leader dei conservatori e nuovo primo ministro David Cameron ed il capo dei liberaldemocratici nonché probabile vicepremier Nick Clegg hanno trovato l'accordo per governare il Regno Unito con una grande coalizione inedita dai tempi di Winston Churchill. Quale sia il contenuto del patto siglato in giorni infiniti di trattative dai reciproci negoziatori, William Hague e David Alexander, è ancora segreto. Si accenna, ad esempio, della rinuncia dei liberaldemocratici ad una voce importante del proprio programma come l'amnistia per gli immigrati irregolari in cambio di una riforma elettorale proporzionale che favorisca i piccoli partiti come il loro, magari da scegliere tramite referendum. Oppure si discute se il nuovo governo praticherà la svolta europeista promessa dai conservatori o sarà ora meno deciso in questa direzione di politica estera. Certo è che dopo una campagna di vera, alta, rinnovata destra, «più sulla speranza che sulla paura», come ha spesso rivendicato Cameron, si realizza nel Regno Unito l'alternanza. I conservatori hanno prevalso per questo. Anche se forse proprio per l'alto profilo non sempre largamente comprensibile della loro campagna hanno vinto solo di striscio, cioé senza raggiungere la maggioranza dei seggi. Ma nonostante il Parlamento «hung», sospeso, non si è potuto ignorare il consenso maggiore ottenuto dai conservatori a scapito dei laburisti al governo da un decennio. Si affaccia così sulla scena europea una destra giovane (Cameron ha 43 anni, come Clegg), responsabile, aperta e verde in coalizione con un centro liberal. Insieme a Gordon Brown va in officina per eccesso di usura, invece, il laburismo, che con la definitiva uscita di scena del suo premier e leader (a 59 anni si ritira pure dalla politica) avrà tempo per trovare nuove idee e leader dopo Tony Blair. Così da proporre a sinistra, per il futuro non solo nazionale, quelle risposte che ora sta tirando fuori la nuova destra inglese.

Cameron-regina_AFP_324A proposito della difficoltà dei conservatori di coinvolgere le persone su temi difficili da spiegare, l'esigenza di impegnarsi in tal senso è emersa chiaramente dal discorso di Cameron all'ingresso al numero 10 di Downing street, residenza del primo ministro. Nei video qui sotto proponiamo le sue parole e quelle del predecessore Gordon Brown («Servire è stato un privilegio. E sì, ho amato questo lavoro. Ma non per il suo prestigio, i titoli e le cerimonie. Ho amato questo lavoro per la sua potenzialità di rendere questo paese che amo più tollerante, verde, ricco e giusto»). Entrambi discorsi sintetici eppure di alto profilo, esempi dell'ineguagliabile attenzione inglese al pubblico servizio che ogni uomo politico, forse ogni uomo responsabile, deve avere. 

«Il paese è più aperto dentro e più compassionevole fuori», ha esordito Cameron ringraziando con questo complimento i laburisti al governo per un decennio «cui tutti dobbiamo essere grati». Così come non ha fatto mancare un riferimento al primo ministro uscente e suo avversario in campagna elettorale Gordon Brown, appunto, «per il suo pubblico servizio». Poi subito ai problemi di deficit, sociali, la riforma del sistema politico. «La coalizione garantisce un governo stabile. Mettiamo a lato le esigenze dei partiti per il pubblico interesse», ha spiegato Cameron. «Sono entrato in politica - ha raccontato - per amore del paese. Credo profondamente nel pubblico servizio. Ed il servizio di cui ha bisogno il paese ora è di affrontare le sfide, prendere decisioni difficili, accompagnare le persone attraverso queste, così da raggiungere insieme tempi migliori». Un altro obiettivo secondo il nuovo primo ministro è «riportare fiducia nella politica. Cioé ripulire le spese, riformare il Parlamento e far sentire le persone sicure di avere il controllo e che i politici sono al loro servizio non i loro padroni». Ha concluso Cameron: «Il cambiamento vero si fa insieme, il governo non può riuscirci da solo. Occore responsabilità da parte di tutti. Quelli che possono, dovrebbero. Quelli che non possono, saranno sempre aiutati». 


Commenti

Scrivi un commento