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Se lo Stato è di diritto, Silvio Scaglia vada a casa

ScagliaLunedì sono ottanta giorni che Silvio Scaglia è detenuto nel carcere romano di Rebibbia. Dopo un appello della moglie, ieri il Quirinale ha domandato alla procura i dettagli divulgabili dell'inchiesta su Fastweb per cui il fondatore, da anni fuori dall'azienda, è stato accusato di associazione a delinquere per frodi varie e dunque arrestato. A Marco Rossetti, coimputato, è andata peggio. Gli sono stati bloccati tutti i conti correnti e, mentre lui è in carcere, la famiglia va avanti grazie alla solidarietà degli amici. 

Si tratta di gravi capi d'imputazione. Situazioni del genere, se provate, negli Stati Uniti ed in Inghilterra sono una via d'uscita e per sempre dalla vita lavorativa. Ma lì c'è un sistema giudiziario efficace. Qui che succede? Dove sono i responsabili del crac Parmalat del 2003? Dopo quattro anni di processo ad una trentina d'imputati, solo Calisto Tanzi è stato condannato a fine 2008.

L'impressione è quella di una giustizia farraginosa per colpa delle procedure e delle leggi approvate negli anni da un Parlamento che, quando non fa provvedimenti ad personam, condoni e amnistie, aggiunge quintali di norme a codici altresì da riformare strutturalmente. E intanto? Chi garantisce i risparmiatori dai crac finanziari? Come si può dare il buon esempio su casi tanto esemplari? Infine, chi garantisce agli imputati di essere esaminati in tempi giusti e senza rimanere vittime di abusi? Lo Stato di diritto, se è tale, deve valere anche per questo. 

Il caso Scaglia è paradigmatico. Non sappiamo nulla della sua colpevolezza o della sua innocenza, anche se colpisce la solidarietà da parte di importanti personalità sul sito dedicatogli. Ma, intanto che si svolgono le indagini ed il processo, siamo abbastanza convinti dell'inutilità del carcere nei suoi confronti. 

Si tratta di un finanziere innovatore che appena è stato imputato ha preso l'aereo da Londra per collaborare coi magistrati. Si è raccontato di indagini per riciclaggio, ma almeno per lui non pare essere così. E pure la truffa di due miliardi sarebbe, secondo la difesa, eventualmente per lui solo di decine di milioni. Scaglia si proclama innocente e desideroso di concludere in fretta la questione. E' piuttosto difficile, dunque, che voglia scappare, reiterare il reato o nascondere le prove. Eppure i magistrati, forse sperando in qualche confessione, esercitano la loro discrezionalità tenendolo in carcerazione preventiva da ormai ottanta giorni, nonostante nella Costituzione si presuma l'innocenza fino a prova contraria. 

Come minimo, dovrebbero invece concedergli gli arresti domiciliari. E, al massimo, rendersi conto di essere irresponsabilmente al centro di un caso che rappresenta come bestiale la giustizia italiana, non solo perché troppo spesso conclude poco o niente ma perché pure fa torto agli imputati collaborativamente in attesa di giudizio.

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