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Tim Burton esalta Johnny Depp e Eva Green in Dark shadows

Solo un regista come Tim Burton può prendere due attori come Johnny Depp e Eva Green (ma pure l'ultracinquantenne Michelle Pfeiffer e la quindicenne Chloe Moretz, la piccola di Hugo Cabret), portarli nel Settecento, riportarli negli Anni 70, vestirli e svestirli da vampiro e da strega, renderli buoni e cattivi, amati e amanti, tutto nello stesso Dark shadows, nello stesso film. Che di dark, sia chiaro, non ha nulla, se non la finzione di esserlo. Perché il genere è comico, gotico solo in certi dettagli, fantasioso a iosa e – se un difetto c'è è questo – pure troppo.
Non c'è ragione infatti di tanto portare in giro per il tempo e per lo spazio tali grandi attori. Il limite del film è dunque nella sua ragione che manca. Però non è tempo perso il manierismo di certe scene. Non verrà dimenticato l'innalzamento cinematografico di John Depp a vampiro pallido che scopre la tv e di Eva Green, riscoperta meritoria di Burton, a strega e imprenditrice ittica. Solo l'amore tra i due protagonisti poteva trovare, a un certo punto, forse una colonna sonora più originale di Barry White. Ma come ogni regista statunitense anche Burton non ha resistito alla macchietta, dimostrando così che il fine di questo film è solo stupire e farsi riconoscere da un pubblico cui non si vuole trasmettere altro se non il desiderio di aprire la bocca.