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Il ritorno del dibattito culturale

Nella crisi non ce ne stiamo quasi accorgendo, anche perché i rigurgiti di berlusconismo non cessano di infastidirci ma una grande novità ci appartiene sempre di più. E’ il ritorno del dibattito culturale. Fino a ieri e da molti anni è stato secondario questionare con chi non la pensava esattamente come noi su questo o quello, dalla politica, all’economia, alla cultura.
Nel ventennio berlusconiano eravamo troppo presi a distinguerci dalla grande anomalia politica, economia e culturale italiana. Non arrivavamo a domandarci le varie idee delle persone, ci preoccupavamo innanzitutto di assegnarle all'uno o all'altro schieramento. Solo quello ci interessava, solo quello ci faceva stare meglio, non c'era dibattito perché non c'era utilità di dibattito, tutto sembrava paralizzato.
Ora siamo finalmente liberi. I radicali di fare i radicali, i moderati i moderati, addirittura si riaffacciano i conservatori, i progressisti, i liberisti, i socialisti. Il grande guaio della crisi economica però ci ingessa ancora un po’ e in fondo si è sostituito al berlusconismo. Siamo culturalmente paralizzati e anche poco attrezzati a un dibattito su un tema che di fatto è europeo o addirittura globale. Ma, in ogni caso, è un salto di qualità.

Commenti

questa nuova libertà mi sembra un passo importante verso una nuova consapevolezza, nella speranza che questo salto di qualità non si arresti, ma proceda con maggiore veemenza. E' sempre un piacere leggerLa

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