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Batman ci insegna che il mondo non è finito

Finale apertissimo e erede designato. C'è da sperare che la produzione possa lavorarci sopra insomma in futuro. Per ora però Batman è finito. E Il cavaliere oscuro – Il ritorno, checché se ne dica, è una degnissima conclusione della trilogia di Christopher Nolan, il mago degli effetti speciali. Ma non solo. 
Perché questo Batman lungo quasi tre ore che non si avvertono è un romanzo sulle difficoltà del potere. Quello economico di Bruce Wayne che, seduto su una fortuna, si smarrisce e rischia di non trovare più il senso del suo essere classe dirigente. Non parliamo poi della finanza vera e propria. E in crisi è pure la forza pubblica, politica o polizia che sia, col commissario Gordon criticato dal suo allievo John Blake (futuro Robin). Alle difficoltà non si sottraggono neppure le donne, incapaci di trovare un ruolo moderato nella società, anche se i colpi di scena arrivano soprattutto dai personaggi della diligente Marion Cotillard e dalla eccezionale Anne Hathaway, una Catwoman fortissima.
Batman insomma è un film sulla crisi d'identità del sistema occidentale. E se forse c'è un difetto nella sceneggiatura è non aver trovato un cattivo più sensato di Bane. Ma ottimisticamente si potrebbe ritenere che un sistema in crisi non si meriti neppure un cattivo decente. In ogni caso, Bane, brutto quanto poco convincente, è sovraesposto nelle tre ore. Sarà pure il male necessario, come si autodefinisce nel film, ma il suo tentativo di catalizzare la protesta antisistema è un tema svolto male anche se mostra come il malcontento fallisca i suoi scopi quando diventa violenza e che allorché questo succede è perché eterodiretto.
Batman però non è solo un film sul potere che se non viene esercitato bene alla fine genera mostri come Bane e rischia dunque l'autodistruzione, ma anche una pellicola sulla forza delle persone. Quando Bruce Wayne a un certo punto diventa povero infatti non perde il potere. Così pure i cattivi continuano a temere il commissario Gordon anche quando è su un letto d'ospedale. Perché loro sono capaci del potere vero, quello ideale. Così Batman trova la forza di scalare il pozzo in fondo a cui viene rinchiuso. E non importa che sia ricco o povero in quel momento. E alla fine si ricorda il primo incontro tra il piccolo Bruce e il commissario, perché l'eroe – gli rivela l'ormai grande milionario – è chi fa anche una cosa semplice e rassicurante come mettere il cappotto sulle spalle a un bambino per fargli capire che il mondo non è finito. E' insomma nella speranza e nel rapporto con gli altri che si trova la vera forza. Batman, come recita il finale del film precedente, non è o non è solo un eroe, ma un guardiano solitario, il cavaliere oscuro che vigila perché la fiamma del futuro non si spenga. Solitario, ma non troppo. Perché sono i suoi affetti, spesso le donne, a riattivarlo. E in ogni caso, sempre il prossimo, la città, a motivarlo, a dargli il senso della sua missione.
Così si arriva all'ultimo tema. Quello del potere dell'amore. C'è del meglio in te, è il pensiero di Batman per Catwoman appena lei gli propone di fuggire insieme fregandosene di Gotham city che sta per esplodere. Ma la loro felicità si realizza solo quando entrambi si dedicano alla città. Unicamente per quella via raggiungono l'amore vero ed è una simile scelta a dargli la forza, uniti finalmente, di vincere il male e gli applausi del pubblico.