Recentemente
l’ha sfoggiato pure la regina Elisabetta: tailleur canarino e cappello identico. Questo
per rassicurare chi tentenna, scrive Il
Messaggero. Ma dalle passerelle di Parigi arriva un messaggio unanime, anzi
monocolore: la prossima stagione invernale è tinta di giallo.
Non
quello dei libri polizieschi, che conta ammiratori dagli anni ’20 del Novecento
quando le copertine Mondadori sposarono la buccia di limone, ma il colore di tendenza per i
vestiti da donna. Da Louis Vuitton a Stella McCartney tutti propongono almeno
un accessorio solare.
Già
si conoscevano le galosce gialle di gomma antipioggia ma ora Geox propone lo
stivale vero e proprio. Così pure lo stilista di Renzi, Ermanno Scervino, ma
coi lacci fin sotto al ginocchio. Sempre elegante, Emilio Pucci ne fa una ricca
scarpa da sera col tacco. Ancora lui abbina il giallo oro al blu, accoppiata
che – vedremo – ha una storia nobile.
Perfino
tra le geometrie dei disegni Prada, custode del nero, del grigio e del marrone,
sorge finalmente il sole. Benetton ne fa uno dei colori di punta. Chanel e Fay
lo approvano per le borse. Mentre gli occhiali gialli sono di Marni e di Chloé
anche se non si può ignorare che già da anni Ray Ban abbia introdotto il colore
senza mediazioni per le sue montature. Così come Hogan per le scarpe alte della serie Jack Kerouac: volendo, un gran tratto di evidenziatore sotto lo smoking!
Insomma
se il giallo è la moda per il prossimo inverno non possiamo far finta che non
lo sia stato anche quest’estate e pure quella precedente. Certo non si è trattato di
una tendenza di massa come ora si annuncia, ma dell’andare controcorrente di alcuni
rispetto all’imperare del grigiore. Più che una moda, spezzare con un po’ di
colore è stata e continua a essere insomma una questione di stile.
D’altra
parte, nessuna tinta come il giallo può accendere la lampadina della fantasia.
Colore della luce appunto, del sole, dunque dell’estate, del calore, del cuore
perché col magenta compone il rosso. E della stagione estiva dipinge pure i
simboli: la bandiera gialla, lo scivolo del pedalò, il gelato. Come il gelato?
Sì, scusate, qual è il gusto principale, quello sempre presente, il più
artigianalmente preparato, la pallina da aggiungere alle fragole in tutti i
ristoranti? Ma la crema! Quella estiva del gelato e quella invernale della
cremina inglese da colare calda sul panettone tiepido. Come non è gialla la
crema? E il color crema allora che colore è? E il giallo d’uovo con cui si compone
perché si chiama così? Al che si potrebbe concludere che non c'è panettone e non c'è Milano senza il giallo. Già che strisciata di crema è la torta Meneghina. E, poi, di che colore è il risotto alla milanese?Gialla è pure l'Emilia, terra di pasta fatta in casa. Pure rossa, per carità, tra politica e Ferrari. Ma qual è l'altro colore della rossa di Maranello se non il giallo? Gialla dunque è l'Emilia, le tagliatelle e le lasagne, ma così pure gli spaghetti e Napoli, le orecchiette e la Puglia: gialla è l’Italia, paese del sole, se non fosse tricolore. Ma poi
guardiamoli i tre colori: il rosso, l’abbiamo detto, viene dal giallo, il verde
pure, dall’unione col ciano, e il bianco? Il bianco ha luminosità ma non tinta.
Però contiene tutti i colori e tra i più intensi del suo spettro di luce ci
sono quelli primari: il magenta, il ciano e il giallo appunto. Che tra l’altro
deriva dal latino galbanus, dove dentro c’è albus, ovvero bianco. Dunque si può
ben dire che dentro il giallo c’è il bianco. E che da ogni albo, o spazio
bianco, possa nascere del giallo. Comprese le pagine di un libro. Già i latini
applicavano il colore giallo a una sorta di legno, di cui è fatta la carta. E
in effetti le pagine quando invecchiano tornano a quel tono. E pure noi
evidenziamo in giallo le parole importanti, le frasi illuminanti. Per quegli
scherzi della tecnica anche nell’albume delle nuove chat, Whatsapp compreso,
può materializzarsi il giallo: di che colore solo le faccine con cui
intervalliamo i contemporanei messaggini se no?
Messi
sulla pagina tanti dettagli della nostra vita prendono questo colore o tornano alla loro
base cromatica. Il giallo infatti è anche il colore della memoria. Quello, l'abbiamo scritto, del sapore antico della pasta, della cremina sul panettone a Natale, di un vecchio diario, ma anche il giallino della luce dei lampioni certe sere. Certe notti pure, senza citare Ligabue, quando si ritorna in casa dal freddo dopo aver ammirato le stelle e si prova come gli antichi nostalgia di quello spettacolo (con una delle etimologie più belle, in greco, perché nostos algos è il dispiacere del ritorno dal freddo).
E non ci sfugga che con candore canarino i bambini disegnano gialle le stelle e i capelli biondi.
Lo stesso i fumetti, che spesso loro sono rivolti. Paperon de’ Paperoni si tuffa in montagne d’oro che sono
gialle, come la sua amata Numero 1. Difficile trovare migliori esempi della ricchezza come felicità e sentimento. Cos'è la Numero 1 se non la memoria del primo sudato guadagno, il presupposto di un'intera vita, l'unica cometa cui Paperone tiene davvero e per conservare la quale darebbe indietro tutte le sue monete qualsiasi. La Numero 1 non insegna ai bambini l'avidità, ma il grande amore. E' il simbolo della vera ricchezza. D'altra parte si tratta di un fumetto...
Non dimentichiamo poi le scarpe di Topolino? Sono gialle da ben
prima delle Hogan. Come dalla Basilica di San Francesco decorata da Giotto possono
essere considerate gialle le stelle del cielo, che a sua volta è del colore complementare
del giallo, il blu. Questi, giallo e blu, se sommati danno una luce acromatica,
il bianco. Uniti, filosoficamente, sono dunque il colore della purezza: la legge
morale del cielo stellato kantiano. Nonché, storicamente, i colori dell’Unione
europea, di Modena, di Torino, di ogni città di mare che rispecchi qualche luce sull'acqua…
Giallo
è ancora il simbolo della saggezza per il Buddhismo, la stella della forza
moderata di David cucita sui vestiti degli ebrei nei campi di concentramento, i
taxi di mezzo mondo dopo che un signore a New York scoprì che è il colore più
distinguibile da lontano. Così è pure la tinta dello spostamento, del viaggio, dell'inseguire appunto una stella, della corsa nel vento. Tanto che gialla è la maglia del vincitore al Tour de
France.
E
se gialla è la pasta, la torta alla crema, il vino paglierino, la pesca e dunque il Bellini, il calore, soprattutto l’energia, gialla è di conseguenza la possibilità. Come al semaforo. Giallo. Si accelera o si
aspetta? Così il giallo è il libero arbitrio regalato dal bianco, è la vita, è
un dono di Dio per i fedeli.
Ma amare il colore dei colori significa, per gli amanti della scienza, anche sperare. Già che come si sa il sole è una stella
nana gialla e, nel momento in cui tra miliardi di anni diventerà rossa fino a
collassare per poi sbiancare definitivamente, metterà in grave discussione la
vita sulla terra.Ecco
perché il giallo è il simbolo della possibilità: rappresenta l’allegria
del dono della vita. E’ il sorriso della consapevolezza di una condizione
umana bella perché finita. Giusta. A questo punto il giallo ironizza, abbraccia, scalda. E non inganni la definizione di nana gialla per il sole, perché la sua
luce in realtà è bianca. Solo che la fantasia dei bambini ha imbrogliato pure
la scienza. Così anche se è bianca, la luce del sole noi la rappresentiamo gialla
perché tale l’immaginiamo. E se davvero non è gialla, lo sono almeno i girasoli. Così ci tocca la sorte del Faust di Goethe che, incapace di sostenere la
verità del sole con lo sguardo, riposa i suoi occhi sull’arcobaleno che
risplende nella cascata, perché «soltanto nei colori del suo riflesso ci è dato
possedere la vita».
P.
s. Colonna sonora: Yellow dei Coldplay.
Nota: Questo elogio non può che uscire sulle pagine gialle de Il Sole 24Ore.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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