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Perché quello su Diana è un bel film

Forse non
piacerà ai sognatori, ma il film Diana è bello. Lo è in sé, nel senso che
basta, sta in piedi, intrattiene. E anche perché racconta una parte della
verità sconosciuta, tralasciata e che pure aiuta a rappresentare il personaggio. Non la Diana della fantasia, ma quella che si prende una cotta per
un medico e cambia vita per lui, insomma la principessa mai amata dalla regina e si
capisce non senza qualche ragione.
Naomi Watts regge
bene la parte, a volte riesce addirittura a rendere antipatica Diana senza
perdere fascino. Le fanno da cornice belle scene, palazzi, l’Africa, la brughiera
inglese. «Usa il tuo potere, improvvisa come nel jazz», le dice il medico di
cui s’innamora. E lei denuncia le mine antiuomo. «Ha fatto del bene e per
questo la gente l’ha amata, questo l’ha eternata», si dirà così di lei.
E nonostante un finale troppo giocato sulle telefonate vere o presunte di
riconciliazione col medico mentre ormai sta con Al Fayed e alcune
disconnessioni temporali è commovente la
scena in cui Londra le porta i fiori. A lei, alla vera Diana, principessa in
cabriolet, pronta alle fughe in auto dalla rigidità di corte.

twitter @rigatells