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Montezemolo, Fini, Casini, Prodi: torna la politica della mortadella

«Luca,
vorrai mica guidare l’auto dai box?» è la battuta con cui Pierluigi Bersani
accoglie l’ultima presa di posizione di Montezemolo. Che non si candida ma
promuove una lista civica nazionale appoggiata anche da Casini e Fini.
Bersani
ci scherza da piacentino qual è ma i tre bolognesi ritrovatisi un po’ lo devono
far riflettere perché il Pd non può governare senza l’Udc. Almeno se si ragiona
con quel che si conosce della riforma elettorale. Ciò che sta succedendo rischia
dunque di scippargli il fondamentale alleato e di portare l’Italia più che
verso un governo di centrosinistra, che con Vendola e il Pd bersaniano sarebbe
stato forse di sinistracentro, a un altro esecutivo tecnico sorretto da una
grande coalizione.
L’operazione
neocentrista poi apre uno scenario interessante nel ridisegno del centrodestra.
Non può sfuggire infatti che i tre bolognesi siano per due terzi il
centrodestra storico. Solo che al posto di Berlusconi c’è Montezemolo. E se
quest’ultimo non si schiera ci possono essere Passera, Marcegaglia, magari lo
stesso Monti (improbabile). Insomma è in atto un’evoluzione del centrodestra
italiano, che potrebbe cambiare senza che ce ne accorgiamo.
D’altra
parte il vecchio Pdl è in crisi ovunque e Berlusconi resta forte di un
pacchetto di voti ma non è chiaro come intenda giocarlo. Certo se nasce un
listone civico montiano la sua posizione si assottiglia e la sua voce rischia
di confondersi con gli antimontiani, dal Movimento 5 stelle, alla Lega, all’Italia
dei valori. Inoltre la sua potenziale polemica antieuropeista pare stonata.
Invece
la nuova proposta bolognese, se ben formulata, può riportare al voto molti
scontenti e prosciugare parte del bacino dell’antipolitica. Ma chi ne sarà davvero
il leader? E l’Udc e Fli accetteranno di confluire in una nuova formazione?
Quanto più si creerà un soggetto originale tanto grande sarà il successo dell’iniziativa.
Chiarezza
verrà fatta prima in campo democratico. Mancano i dettagli ma è certo che tra
Bersani e Renzi si andrà alla resa dei conti. Il nervosismo nei confronti del
sindaco di Firenze è montante, buon segno per lui, controproducente per il
segretario piacentino. Davanti a un rinnovamento più o meno voluto del
centrodestra si prepara così, comunque vadano le primarie, un ringiovanimento
anche del Pd. Certo è che il problema di questo partito è la tanta lotta interna
rispetto alla poca rilevanza che rischia di avere. Il Pd da solo non combina
niente insomma. E non è chiaro come possa contribuire ai futuri equilibri.
Sullo
sfondo intanto s’intravede l’elezione del prossimo presidente della Repubblica.
Favorito è un bolognese, cattolico, europeista. Se i tre altrettanto bolognesi del
listone civico, complice la crisi e le divisioni a sinistra, riescono a
lasciare Monti alla presidenza del Consiglio è probabile che Prodi diventi
presidente della Repubblica. Anche per un risarcimento nei confronti del Pd. Se
invece Bersani o Renzi guadagnano Palazzo Chigi allora è Monti a salire al
Quirinale, ma è più difficile.

twitter @rigatells